LA MIA VITA
IN PILLOLE

Parte 1

Di certo non posso dire che la mia infanzia sia stata facile, anche se quella donna meravigliosa di nome Patrizia, la mia mamma, ha sempre cercato di tutelarmi il più possibile in tutte le circostanze. Ricordo che faceva i salti mortali per non farmi mancare nulla, nonostante le difficoltà, ha sempre trovato il modo di crescermi tutelando la mia felicità.

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Fin da quando avevo un anno i miei genitori, si sono separati, ho ricordi vaghi, nei quali la mia mamma faceva infinite ore di lavoro per riuscire crescermi nel migliore dei modi, nel frattempo non c’era il supporto paterno, la sua presenza era altalenante e il sostegno emotivo ed economico aleatorio.
Questo è stato uno degli aneddoti che hanno scosso ripetutamente la mia adolescenza e la mia infanzia. Non mi ha mai fatto nulla di male, ma conducendo una vita poco regolata, non poteva di certo essere un punto di riferimento per suo figlio, quindi ogni tanto c’era ma non sistematicamente. Fortunatamente, mamma ha trovato il compagno della sua vita, dopo poco tempo, Marco, un giovane lavoratore che si è fatto spesso carico di un bambino che non era il suo figlio biologico. Sarò sempre grato a lui per quello che ha fatto per mia mamma e per la nostra famiglia.
Ricordo il mio disagio ad alcune feste di compleanno, eventi, durante i quali tutti i bambini avevano una “famiglia normale “ e potevano chiamare “papà” la figura maschile che stava affianco alla loro mamma. Spesso ero sottoposto a quesiti dai miei compagni (di calcio o di scuola) sul motivo per cui non chiamassi, Marco, “papà” oppure sul dubbio di chi fosse il mio vero padre e chi fosse l’altra persona affianco a mia mamma.mamma 1

Tutto questo creava disagio, crescendo ho sempre cercato di nascondere questo “fastidio” interiore, a volte raccontandomi delle bugie, mia mamma percepiva tutto questo e soffriva, sentendo una leggera colpa per la situazione che aveva creato.
Per quel che ricordo non è mai stata pienamente felice e soddisfatta, a tal punto che la frase ricorrente che ha sempre rivelato è : l’unica mia felicità è fare stare bene i miei figli”.
Ebbene sì, “i miei figli “, perché all’età di 8 anni nasce Ilaria, dal nuovo compagno Marco, in quel momento sembravamo sempre più una “vera” famiglia e completa.
Nonostante, la mia felicità per la nascita di Ilaria, le domande ponevano sempre lo stesso problema interiore:“ Ma lei è tua sorella?  Non è la figlia di tuo papà? È la tua sorellastra? 
L’AMORE:IMG 0778 1
Cercando il lato positivo di quel momento,  credo si possa riscontare nel fatto che alla sola età di 8 anni avevo già assaggiato quello che fosse il significato della parola “amore”, ebbene sì, io per lei provo un amore indescrivibile.
L’ho sempre protetta e le ho insegnato tanto, sono stato sempre un esempio per lei, non smetterò mai di sostenerla e portarla per mano al massimo della sua realizzazione.

Devo riconoscere, anche se fisiologico, ma non di certo scontato, che da quando lei è cresciuta, è un punto di riferimento per me, mi ha aiutato tanto nei momenti di debolezza e di difficoltà che ho attraversato negli ultimi anni.

 

IL SOGNO: Il mio sport d’infanzia è stato il calcio, quello che fino a circa 10 anni mi ha fatto sognare di diventare un calciatore professionista. Ho trascorsi gli anni più belli nelle govanili di Genoa e Sampdoria, purtroppo per scelte sbagliate, il poco carattere che mi contraddistingueva non è stato facile. Quando a 17 anni, durante una partita in un campionato di serie D, ricevo una bruttissima ginocchiata, nel muscolo quadricipite, strappando il muscolo di circa 2 e mezzo. Un dolore indescrivibile, che mi ha tenuto lontano dai campi per circa due mesi.IMG 0831 2
Al mio rientro sembrava che tutto fosse cambiato, non ero più lo stesso di prima, la testa era molto debole, e il fisico non era di certo quello di due mesi prima. Passa un anno l’anno dopo si riparte con un nuovo campionato e un altro entusiasmo, dopo una magnifica preparazione, mi viene diagnosticato il morbillo, vi starete chiedendo a 18 anni il morbillo?? Ebbene sì, ho passato giorni con febbre a 40 e quasi stentavo a deglutire e a respirare. Al mio ritorno sui campi ero completamente senza forze, cercavo di recuperare in fretta la forma fisica quando durante una partita amichevole il mio ginocchio fa crack, andando in iperestensione (immaginate la flessione del ginocchio al contrario), cado a terra tra le urla e pianti, da quel momento in poi la mia testa non ha più retto. Ho smesso di cercare la voglia e la tenacia di continuare ad inseguire un sogno che ormai era molto lontano.  Ricordo ancora il dispiacere che provava mamma nel vedermi così desolato, deluso e sconfortato.IMG 0834 1
IL SOGNO INFRANTO: Purtroppo quando si creano aspettative e si promette qualcosa che poi non riesci a mantenere, il colpo da assorbire non è per niente facile.  Nonostante tutto mi piace ribadire quanto sia stata importante, la figura materna,  devo tutto alla mia mamma, una grande donna che mi ha permesso di studiare e crescere nel migliore dei modi sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista educativo.

ricerca felicita film

SCELTE DI VITA: Tornando al mio percorso, dopo aver appreso che quello non fosse il mio futuro, decisi di cambiare vita, obiettivi, un giorno dopo aver visto un film, che tutt’oggi riguardo almeno una volta l’anno, “ alla ricerca della felicità”, decisi che quel lavoro doveva essere il mio futuro, per la precisione nel film, Will Smith studia per diventare broker assicurativo, attraversando momenti molto bui della sua vita.

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